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Giovedì, 20 Giugno 2019 07:03

Salute a tavola

Gonfiore, problemi intestinali, senso di pesantezza e aumento dell’appetito. Sono questi alcuni dei sintomi che, secondo gli esperti, possono segnalare un eccesso di lieviti nella dieta. Un regime alimentare in grado di ridurne la quantità aiuta non solo chi soffre di intolleranze o allergie, ma può fornire benefici in termini di salute per tutti. È proprio per questo motivo che sempre più persone guardano con curiosità ai cibi yeast free, ovvero senza lievito: ben 9 italiani su 10 infatti hanno rivelato che sono disposti ad acquistare questo genere di prodotto pur non soffrendo di alcuna patologia. È quanto emerge da un’indagine condotta da Vitavigor, storica azienda di grissini e prodotti da forno, su circa 1300 italiani tra i 18 e i 66 anni.

“È diffusa l’idea che una dieta con meno lieviti possa alleviare i disturbi della digestione, anche in chi non soffre di intolleranze o allergie, infatti oggi stiamo vivendo un periodo di crescente richiesta di questo genere di prodotto, come i Minicracker Panfarro e Pansegale senza lievito – spiega Federica Bigiogera, marketing manager di Vitavigor –. I lieviti, oltre a essere presenti nel vino, nella birra e in alcuni formaggi che richiedono un processo di fermentazione, sono appunto presenti nei prodotti da forno. Settore in cui la richiesta di prodotti senza lievito è sempre più preponderante e spinge le aziende a proporre sempre più referenze sulla scia di questo trend di consumo”.

Dato certificato recentemente dall'Eurispes, secondo cui il 18,6% degli italiani compra abitualmente prodotti senza lievito, anche se solo il 4,6% riconosce di essere intollerante, a differenza del 14% che non lo è. Una scelta sempre più frequente, fatta nonostante i prezzi dei prodotti yeast free siano più alti rispetto a quelli ordinari. 

"Il successo dei prodotti non lievitati nasce dal fatto che ridurre prodotti come pane, pizza e dolci da forno spesso aiuta a ridurre i processi fermentativi intestinali, in particolare nei soggetti che soffrono di sindrome dell'intestino irritabile o di disbiosi, patologie frequenti. Siccome il fabbisogno di carboidrati complessi è prioritario per una sana alimentazione, i consumi si sono spostati sui derivati dei cereali non lievitati. A questo punto però diventa fondamentale la ricerca del prodotto composto da meno ingredienti aggiunti o da additivi, fermo restando che la possibilità di disturbi gastrointestinali può comparire comunque soprattutto con un consumo eccessivo", spiega il dott. Luca Piretta, gastroenterologo e nutrizionista presso l'Università Campus Biomedico di Roma.

www.vitavigor.com

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