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L’alimentazione è un fattore di rischio modificabile per l’Alzheimer

L’intervento precoce nei casi di malnutrizione si rivela utile a ridurre il rischio, lo sviluppo e la progressione della malattia di Alzheimer

Frontiers in Nutrition pubblica i risultati di un’indagine volta ad individuare una potenziale associazione di una serie di indici nutrizionali e la malattia di Alzheimer in diversi stadi.
Lo studio condotto a Pechino è in linea con le attuali raccomandazioni legate all’invecchiamento della popolazione su scala globale e il conseguente aumento del numero di individui affetti da disturbi cognitivi, primo fra tutti il morbo di Alzheimer.
Ad oggi gli interventi farmacologici si sono rivelati poco efficaci, mentre i soli elementi legati all’insorgenza e alla progressione della malattia sono età, sesso e genotipo ε4 dell’apolipoproteina. Si cerca, dunque, di identificarli e di intervenire in maniera precoce, considerando anche l’alimentazione un fattore di rischio modificabile. Anche la Società Europea per la Nutrizione e il Metabolismo Clinico ascrive la malnutrizione tra i problemi più comuni nei pazienti affetti da demenza e ricerche precedenti hanno già rivelato un collegamento tra la malnutrizione a disturbi cognitivi, progressione accelerata e aumento della mortalità. Pochissimi studi, tuttavia, hanno sinora valutato in modo esaustivo lo stato nutrizionale dei pazienti con AD e restano poco chiari i valori predittivi delle variabili nutrizionali per l’AD nelle diverse fasi.
A fronte di una rilevazione di dati demografici, composizione corporea, modelli alimentari, scale di valutazione nutrizionale e variabili di laboratorio legate alla nutrizione, sono state condotte analisi di regressione logistica binaria e curve Receiver Operating Characteristic, coinvolgendo soggetti in categorie NC, AD-MCI e AD-D, a indicare il livello della funzione cognitiva, da normale a demenza da Alzheimer.
I ricercatori evidenziano, in conclusione, che lo stato nutrizionale dei pazienti con AD è significativamente compromesso rispetto ai controlli normali e tende a peggiorare con il progredire della malattia. L’intervento nei casi di malnutrizione si rivela, dunque, utile a ridurre il rischio, lo sviluppo e la progressione della malattia di Alzheimer.

 

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