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Nutrizione di precisione per la cura del diabete

Dieta mediterranea, genere e microbiota intestinale influenzano il diabete.
 Si fa strada la possibilità di applicare terapie nutrizionali mirate con maggiori benefici

 

 

Alla nutrizione di precisione è stata dedicata una sessione nel XLIV Congresso Nazionale della Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU), svoltosi in giugno a Piacenza. Di precisione perché si basa sul concetto che i meccanismi alla base degli effetti di alimenti e nutrienti sulla salute variano tra gli individui. Un approccio di personalizzazione degli interventi nutrizionali viene scelto per la prevenzione e la cura di alcune delle principali patologie croniche, come il diabete mellito, una patologia cronica dall’impatto sociale rilevante, considerato che si stima aumenterà del 60% nelle prossime decadi, arrivando a colpire 1,3 miliardi di persone nel 2050.
La ricerca evidenzia un insieme eterogeneo di fattori che concorrono alla comparsa e alla gravità della malattia; si presupponi quindi, ed è oggi oggetto di ricerca, un ruolo specifico degli alimenti in soggetti diversi ed una conseguente interazione, altrettanto differente, con la genetica o altre caratteristiche individuali. Ampi studi dimostrano, per esempio, che tra persone geneticamente predisposte a sviluppare il diabete e l’obesità, coloro che seguono la dieta mediterranea sviluppano il diabete in una percentuale significativamente minore di casi rispetto a chi segue altri tipi di diete.
Presso l’Università di Napoli Federico II si è visto come le caratteristiche individuali influenzino l’entità e le caratteristiche temporali dell’aumento della glicemia, dopo i pasti; a sua volta la la variabilità glicemica rappresenta una causa del rischio di sviluppare malattie cardiovascolari, come il diabete e sue complicanze. Rispetto agli uomini, le donne sperimentano un aumento postprandiale della glicemia più marcato e repentino, suggerendo per loro maggiori benefici da una dieta a basso indice glicemico (ricca di legumi, verdure e cereali integrali). E non deve stupire se anche il microbiota intestinale si rivela determinante della risposta glicemica postprandiale. Studi riportano che i pazienti con diabete di tipo 1, che riportano maggiori specie batteriche benefiche produttrici di idrossibutirrato, mostrano un incremento meno marcato della glicemia. Queste evidenze scientifiche aprono la strada ad approcci personalizzati per la terapia nutrizionale e la gestione della terapia insulinica.
La possibilità di applicare terapie nutrizionali mirate consentirà di beneficiare di trattamenti più efficaci in un numero maggiore di pazienti, con evidenti benefici in termini di allocazioni di sforzi e costi.

www.sinu.it

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