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Lunedì, 26 Ottobre 2020 06:31

La vitamina A regola la combustione dei grassi e genera calore in condizioni di freddo

 

Un recente studio, condotto da un gruppo di ricercatori guidati da Florian Kiefer della Divisione di Endocrinologia e Metabolismo di MedUni a Vienna e pubblicato su Molecular Metabolism, rivela che le temperature fredde aumentano i livelli di vitamina A e del suo trasportatore, ovvero la proteina legante il retinolo, negli esseri umani e nei topi.
La maggior parte delle riserve di vitamina A è immagazzinata nel fegato e l’esposizione al freddo sembra ne stimoli la ridistribuzione verso il tessuto adiposo. L'aumento di vitamina A indotto dal freddo ha portato a una conversione del grasso bianco in grasso bruno, processo definito “doratura”, con un più alto tasso di combustione dei grassi.Mediante manipolazione genetica, Kiefer e il suo gruppo di ricerca hanno bloccato la proteina legante il retinolo nei topi, ossrvando che sia l’aumento indotto dal freddo della vitamina A che la cosiddetta “doratura” del grasso bianco erano attenuati. Come lui stesso spiega: “L’ossidazione dei grassi e la produzione di calore è stata perturbata in modo che i topi non fossero più in grado di proteggersi dal freddo. Al contrario, l'aggiunta di vitamina A ai globuli bianchi umani ha portato all'espressione delle caratteristiche delle cellule di grasso bruno, con un aumento dell'attività metabolica e del consumo di energia.Questa ricerca prova l’importante ruolo svolto dalla vitamina A nella funzione del tessuto adiposo e la sua influenza del metabolismo energetico globale; queste evidenze tuttavia non sono a sostegno di un maggior consumo di integratori di vitamina A se non prescritti, perché è fondamentale che questa sia trasportata nelle cellule giuste al momento giusto. “Abbiamo scoperto un nuovo meccanismo attraverso il quale la vitamina A regola la combustione dei lipidi e la generazione di calore in condizioni di freddo – precisa il ricercatore –. Questo potrebbe aiutarci a sviluppare nuovi interventi terapeutici, che sfruttino lo specifico meccanismo individuato in laboratorio”.

http://dx.doi.org/10.1016/j.molmet.2020.101088

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