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Vademecum per una corretta integrazione di ferro

Se le linee guida raccomandano un’assunzione fra i 10 e i 18 milligrammi giornalieri, senza sufficienti riserve a disposizione il corpo umano non ha l’energia per funzionare correttamente. Dagli esperti arriva un vademecum per una corretta integrazione

3 italiani su 10 si confrontano con una carenza di ferro, una componente chiave dell’emoglobina e della mioglobina responsabili del trasporto e del rifornimento di ossigeno per tutti i tessuti. Questo micronutriente coadiuva i processi di produzione di energia delle cellule ed assicura un efficace funzionamento di cuore e cervello; da qui l’idea di istituire anche una giornata internazionale, al fine di accrescere la consapevolezza sulla sua importanza e sensibilizzare sugli effetti della sua mancanza.
Dalle diete squilibrate a un’attività sportiva intensa, fino a gravidanza e allattamento, le cause dei deficit di ferro sono numerose. Stanchezza, frequenti mal di testa, fiato corto, colorito pallido, capelli e unghie fragili, ma anche irritabilità, scarsa concentrazione, maggiore esposizione alle infezioni potrebbero avere come fattore comune proprio un’insufficienza dei livelli di ferro. Dagli esperti arriva, dunque, un vademecum per costruire un’integrazione corretta.
Se le linee guida raccomandano un’assunzione fra i 10 e i 18 milligrammi giornalieri, senza sufficienti riserve a disposizione il corpo umano non ha l’energia per funzionare correttamente. Fatta una prima distinzione tra ferro eme, presente essenzialmente in carne e pesce, e ferro non eme, che troviamo soprattutto nei prodotti vegetali (il primo altamente biodisponibile, l’altro con un assorbimento inferiore e più variabile), la carne rossa (ma anche di tacchino, pollo e faraona) è in cima al gruppo degli alimenti alleati di una dieta ferrea. Il pesce azzurro ha buone percentuali di ferro, come pure podio il tuorlo d’uovo (quello di gallina contiene fino a 2,7 mg di ferro per 100 g, quello d’anatra arriva fino a 3,8 mg). Per ogni 100 g do soia, si calcolano 8 mg di ferro non eme; i legumi a loro volta ne contengono buone dosi, in particolare quelli secchi. In lista, compaiono anche pistacchi e anacardi, crusca, spezie ed erbe aromatiche (timo, cumino, origano, cannella, salvia, semi di finocchio), radicchio e spinaci.
Gli esperti di Guna puntano anche sull’integrazione, con cibi ricchi di ferro, variando tra carne e vegetali, associando fonti di vitamina C, scegliendo per esempio il limone come condimento o kiwi, così da migliorare l’assorbimento del micronutriente, che latticini, caffè e tè invece riducono.
L’integratore Ferroguna fornisce il 100% del valore nutrizionale di riferimento stabilito per il ferro, insieme a rame e vitamina C. “Il primo contribuisce alla normale formazione dei globuli rossi e dell’emoglobina e alla riduzione della stanchezza e dell’affaticamento. La vitamina C aumenta il suo assorbimento mentre il rame contribuisce al normale trasporto nell’organismo”, spiega Franco Vicariotto, medico chirurgo, specialista in ostetricia e ginecologia.

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